Il nostro è un viaggiare a passo lento, eppure sembra che gli anni siano corsi: scocca già l’ora di portare a termine l’ambizioso progetto del Gran Giro Psicoatletico d’Italia, che si chiuderà ufficialmente quando raggiungeremo il Gianicolo.

Roero, Langhe e Monferrato sono le prime contrade che ci troviamo a traversare; scortati dalle letture di Fenoglio e Pavese giungiamo ad Acqui Terme, da dove attacchiamo il versante settentrionale dell’Appennino per imboccare l’Alta Via dei Monti Liguri.
Il Monte Beigua, il Passo del Faiallo e quello del Turchino scandiscono la cavalcata fra nebbie mitologiche e raffiche di vento che hanno un che di spaventoso: sembra non si debba mai arrivare a Genova, e invece ci entriamo per la porta principale; traversiamo tutta la Superba e, mentre cala la sera, raggiungiamo l’imbarco garibaldino a Quarto.

Risaliamo sull’Alta Via e la percorriamo fra boschi di faggi, selve intricate e panoramici crinali fino al suo termine, per innestarci ad Aulla sulla cara vecchia Via Francigena: rivediamo dopo dieci anni Sarzana, le rovine di Luni, Marina di Massa, e ancora Pietrasanta, Camaiore, Lucca.
Ad Altopascio lasciamo la direttrice della “strada maestra dell’Europa medievale” per tagliare in direzione di Fucecchio, e di qui a Montelupo, Malmantile e Signa.
Seguendo la pista ciclopedonale lungo l’Arno che si sviluppa fra il Parco dei Renai e le Cascine arriviamo nel cuore di Firenze.

Torniamo a prendere la Francigena a San Miniato, per non lasciarla più sino alla fine: i nostri passi ci riconducono a Gambassi Terme, San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Monteriggioni. Un pranzo al sacco e un riposino ai piedi del Castello della Chiocciola, e siamo un’altra volta a Siena.
Dopo Buonconvento, fra San Quirico d’Orcia e Bagno Vignoni, ripercorriamo a ritroso un tratto della Tirreno-Adriatico di appena dodici mesi prima, e saliamo ancora una volta a Radicofani, dove dormimmo in tenda nel corso della primissima traversata, e dove nacque la nostra curiosità per gli itinerari sacri dell’Europa medievale.
Scendiamo ad Acquapendente, costeggiamo in compagnia di pellegrini italiani e stranieri il Lago di Bolsena, torniamo a Montefiascone e a Viterbo.
Da qui, scortati da un folto gruppo di Buoni Cugini, prendiamo la “variante cimina” e ci portiamo a Sutri, Campagnano, La Storta. Arriviamo a Roma sotto l’uragano, ma festeggiamo come bambini: il GGPI è concluso.
Tempo di progettare nuove avventure.