Dieci mesi dopo aver raggiunto la Serenissima, vi si fa ritorno per la partenza del nuovo viaggio.
Il programma è ambizioso: in primo luogo ci si muoverà da Venezia a Treviso e alle rive del Piave, e da qui attraverso il Friuli verso Palmanova, Monfalcone, Gorizia, l’area della minoranza slovena abbarbicata ai piedi del Carso e Trieste, che raggiungiamo scendendo in città per la “Scala santa”.
A quel punto, il programma prevede di rientrare in treno verso Pordenone, questa volta per puntare a Nord, risalendo i “magredi”, ovvero i letti in secca dei fiumi locali, per raggiungere Spilimbergo, Maniago, Montereale Valcellina, e da qui incunearsi nella vallata di Barcis.
All’atto pratico, le gole di Barcis risultano chiuse a causa di uno smottamento, così occorre trasferirsi in corriera verso Claut, dove si fa base per una due giorni nelle Dolomiti Friulane, che si conclude con la maestosa e terrificante visita ai paesi di Erto e Casso, affacciati sul bacino del Vajont che, esattamente mezzo secolo prima, ha causato la spaventosa tragedia che tutti hanno scolpita nella memoria.
Scendiamo a ritrovare il Piave a Longarone, dove si conclude la prima parte del viaggio.

Dieci mesi dopo aver raggiunto la Serenissima, vi si fa ritorno per la partenza del nuovo viaggio.

Riprendiamo il cammino per portarci nel Cadore e di qui, attraverso l’area delle Tre Cime di Lavaredo, in Alto Adige: ci accoglie la Val Pusteria, che scendiamo da Sesto sino a Brunico, per poi valicare il Plan de Corones ed entrare in Val Badia. Nuovo scollinamento a Passo Gardena, e siamo a Selva, Santa Cristina, Ortisei.
Dopo Pas Pinei lasciamo le terre ladine per Castelrotto, ai piedi dell’Alpe di Siusi, e già conosciamo dai tempi di Italica 150 il percorso per Bolzano, Passo Lavazé, Cavalese, Trento e la Valsugana.
Da Passo Vezzena si giunge sull’Altipiano dei Sette Comuni: Asiago, Arsiero e Posina sono le tappe prima di affrontare la Strada delle Cinquantadue gallerie che ci conduce a traversare l’ultima grande montagna, il Pasubio.
Scendiamo su Rovereto e, con un’ultima tappa affrontata a partire dalle quattro del mattino, raggiungiamo il Passo di San Marco, attraverso il quale transitarono, trainate dai buoi, le navi della Serenissima, e come loro scendiamo a Torbole e Riva del Garda, sino al 1918 città più meridionale dell’Impero austro-ungarico e meta finale del nostro viaggio.

Nel giro di poche settimane abbiamo sentito parlare italiano, veneto “lagunare” e “di terra”, friulano, sloveno, il dialetto di Trieste, il tedesco, il ladino, il cimbro e i dialetti trentini. E abbiamo raccolto una enorme quantità di storie “di confine” da portare a casa e sulle quali riflettere.