Quando aprile con le sue dolci piogge ha penetrato fino alla radice la siccità di marzo, impregnando ogni vena di quell’umore che ha la virtù di dar vita ai fiori, […] la gente è allora presa dal desiderio di mettersi in pellegrinaggio, e d’andare […] per contrade forestiere alla ricerca di lontani santuari variamente noti.
Geoffrey Chaucer

Il viaggio del 2004 fra Tirreno e Adriatico è stata una vera e propria rivelazione, e il nascente gruppo degli Psicoatleti decide di tentare un’avventura ben più stimolante e impegnativa: ripercorrere l’intera Via Francigena, la “strada maestra dell’Europa medievale” battuta da viandanti, pellegrini, eserciti e mercanti sin dai “secoli bui”. Per muoversi fra Canterbury e Roma sono serviti ottanta giorni di viaggio al prelato sassone Sigerico nel 994 d.C., ne serviranno ottanta anche a loro all’alba del terzo millennio. Ma come mettere insieme il budget necessario per un simile viaggio? Le risposte, a lungo invocate tramite estenuanti riunioni e fitti scambi di corrispondenza e telefonate, arrivano alfine dal settimanale L’Espresso, che nella primavera del 2006 accetta di pubblicare in cinque puntate il reportage del viaggio, e dal distributore italiano del marchio Patagonia, che offre il corredo tecnico necessario. È così che, sul finire d’aprile, Enrico Brizzi e l’amico fotografo Valerio Gnesini, già impegnato nella traversata del 2004, si danno appuntamento a Londra per recitare in quel di Southwark i versi di Chaucer, raggiungere Canterbury in corriera e incamminarsi sulle orme di Sigerico. Basta un giorno per raggiungere Dover e salire sul ferry che traversa la Manica, ma quando si ritrovano a Calais un inevitabile sgomento li coglie: toccherà loro traversare tutta la Francia e la Svizzera occidentale, prima di trovarsi ai piedi del baluardo di neve e roccia nuda delle Alpi; là in mezzo si nasconde, simile a un ponte, o a una porta fra due mondi, il Passo del Gran San Bernardo. E, una volta giunti lì, non saranno che a metà strada… L’avventura, che vede impegnata al fianco di Brizzi e Gnesini la staffetta degli amici Psicoatleti sotto la denominazione “Francigena XXI”, è di quelle che cambiano la vita per sempre. Mentre le prime puntate del loro racconto per parole e immagini tiene compagnia ai lettori dell’Espresso, il drappello procede a forza di gambe verso Sud, concedendosi due tranche in bicicletta (Reims-Besançon e Aosta-Fidenza) per superare le tratte pianeggianti e facendo incontri a dir poco singolari, come quello con il viandante svevo coperto di tatuaggi che ispirerà al narratore il romanzo Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro (2007); intorno a loro i campi si riempiono di spighe bionde, la primavera lascia il posto all’estate… E l’Italia vince il Campionato del mondo di calcio. Brizzi e Gnesini arriveranno in una Roma ormai torrida con 1600 chilometri a piedi e 500 in bicicletta nelle gambe, comprensibilmente esaltati e sconvolti. E lì faranno un voto: non appena possibile, gli Psicoatleti riprenderanno la strada dalla Città eterna, questa volta per raggiungere Gerusalemme.